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Mario Cazzetta già da piccolo mostra la
differenza tra lui e gli altri bambini come lui.
Artista autodidatta, e non si capirebbe come potesse
essere altrimenti, considerando che l’arte in se
debba esserlo, caso contrario si tratterebbe di
maniera. Nella sua prima infanzia fa notare di avere
le carte in regola che lo porteranno assai lontano
nel campo del arte; ambisce l’università ma
frequenta anche la bottega dei grandi scultori
contemporanei: Pericle Fazzini e Giacomo Manzù, dove
riceve conferma del suo essere scultore. Scolpisce a
tredici anni, la sua prima opera in pietra leccese,
su elementi del barocco rococò. Poi di grado in
grado; attraversa tutto il pianeta arte; passando
dalla pittura alla scultura, dalla poesia alla
letteratura, a seconda del obbiettivo che si
prefigge in quel momento, che può essere tra le
quattro discipline che si è scelto, sia la pittura,
piuttosto che la scultura, poesia o la letteratura.
Come lo è l’autentico artista che si
rispetti; mostra la sua irrequietezza, passando attraverso otto periodi di
pittura e altrettanti di scultura. Non gli manca la spregiudicatezza di giocare
con il congiuntivo e l’ortografia: egli afferma: che si compie un falso
imperdonabile, mettendo in bocca a un semianalfabeta, un lessico -cruschesco.-*
“d’accademia della crusca”
Una cosa è certa: mai di lui si potrà dire,
che abbia per nessuna ragione al mondo, sceso a compromessi, ed è proprio questa
la causa del suo limbo. Pubblica il suo manifesto POST FUTURISTA, in quel
di Tivoli, nel salone grande, al Grande Hotel Duca d’Est - Patrocinato dalla
Regione Lazio, meritandosi grandi accoglienze dai comuni; in particolare
Frosinone, che l’onorò con la grande mostra del 1997 ottenendo grande successo
soprattutto tra la critica e gli addetti ai lavori.
Dopo aver vagabondato in giro per i sette pizzi, preferisce ora trascorrere la
sua vecchiaia, nella patria d’origine. Ora vive e lavora. Campi Salentina ove
nacque il 2 luglio 1931. Le sue opere sono nelle più importanti
collezioni del mondo.
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